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Parlami della tua Africa

Parlami della tua Africa
di quello zampillio bianco
di sorrisi titanici
che sfuggono alle zolle più aride e nere.

Raccontami con il tuo sguardo
come arano
con il ritmo colorato dei loro corpi
il grigio dell’abbandono.

Qui, la mia Africa
è fatta di distanze
è la solitudine di profili assenti
su altipiani in processione.

Sono dorsi verdi
di mani stese da braccia rocciose
come doni avvinghiati alla terra
a trattenere percorsi semplici di umiltà e misura.

Qui un uomo dal prato
reso più piccolo così vicino al cielo –
ha alzato lo sguardo.

Per un attimo
si è fatto parte
di tutto il paesaggio

e senza saperlo, io credo,
anche lui era vicino ad un uomo e un sogno
sull’orizzonte del tuo sguardo.

¬ Anna A Sulgreto ¬


Tell me your Africa
the white gush
of titanic smiles
escaping the most dry and black clods.

Tell me with your watching
how they plow
the gray of abandonment
with the colored rithm of their bodies.

Here, my Africa
is shaped by distances
is the loneliness of absent profiles
on highlands in procession.

It is green backs
of hands stretched out by rocky arms
as gifts clinging to the earth
to withhold simple paths of humility and measure.

Here a man from the lawn
– made smaller so close to the sky –
has looked up.

For a moment
he has joined
all the landscape

and without knowing it, I think,
he was close too to a man and a dream
on the horizon of your watching.

¬ Anna A Sulgreto ¬


To a precious friend of mine volunteering in Tanzania

R. M. Rilke – Decima Elegia

Ch’io un giorno, uscito da intuizioni arrovellate
possa mandar su, agli angeli concordi, il mio canto di giubilo e di gloria.
Che i martelli del cuore battuti per squillare
non fallino su corde lente, dubitanti,
o che si spezzino. Che il mio volto bagnato di lacrime
brilli, e il pianto che non si vede
fiorisca. Oh, come mi sarete care, allora, notti dolorose.
Ch’io non v’abbia accolto più genuflesso,
sorelle inconsolabili,
che nei vostri capelli sciolti non mi sia abbandonato
più sciolto. Noi, che sprechiamo i dolori.
Come li affrettiamo mentre essi tristi, durano,
a vedere se finiscono, forse. E sono invece
la fronda del nostro inverno, il nostro sempreverde cupo
uno dei tempi dell’anno segreto, ma non solo
tempo, – son luogo, sede, campo, suolo, dimora.

Certo, ahimè, come sono estranee le vie della città –
tormento,
dove nel silenzio falso fatto di frastuono
forte, fa pompa di sé, quella colata dallo stampo del vuoto,
quel chiasso dorato che è il monumento esplodente.
[…]

Ma se i morti infinitamente dovessero mai destare un
simbolo in noi,
vedi che forse indicherebbero i penduli amenti
dei nocciòli spogli, oppure
la pioggia che cade su terra scura a primavera.

E noi che pensiamo la felicità
come un’ascesa, ne avremmo l’emozione
quasi sconcertante
di quando cosa ch’è felice, cade.

R. M. RILKE – ELEGIE DUINESI [Traduzione di Enrico e Igea De Portu]


Letta magnificamente da Domenico Pelini:

R. M. Rilke – Ottava Elegia

[…]
Quello che c’è fuori, lo sappiamo soltanto
dal viso animale; perché noi, un tenero bambino
già lo si volge, lo si costringe a riguardare indietro e
vedere
figurazioni soltanto e non l’aperto ch’è sì profondo
nel volto delle bestie. Libero da morte.
Questa la vediamo noi soli; l’animale libero
ha sempre il suo tramonto dietro a sé.
E dinnanzi ha Iddio; e quando va, va
in eterno come vanno le fonti.
Noi non abbiamo mai dinanzi a noi, neanche per un giorno,
lo spazio puro dove sbocciano
i fiori a non finire. Sempre c’è mondo
e mai quel nessundove senza negazioni
puro, non sorvegliato, che si respira,
si sa infinito e non si brama. Uno, da bimbo
vi si perde in silenzio e ne è
scosso. O un altro muore e lo diventa.
Perché quando è vicina la morte non si vede
e guardiam fissi fuori, forse con grande sguardo degli animali.
Gli amanti, se non ci fosse l’altro, che
preclude la vista, a quello spazio puro son vicini e stupiscono …
come per svista è stato aperto loro
dietro l’altro … ma oltre l’altro
nessuno può andare, ed ecco a tutt’e due tornare mondo.
Sempre rivolti al creato, in essi vediamo
soltanto il rispecchio del Libero
da noi stessi oscurato. O che una bestia
muta, alzi gli occhi e guardi tranquilla attraverso di noi.
Ecco quel che si chiama Destino: essere di rimpetto,
e null’altro, e sempre di rimpetto.
[…]

R. M. RILKE – ELEGIE DUINESI [Traduzione di Enrico e Igea De Portu]


Letta magnificamente da Domenico Pelini:

Verde terra

Itaca,
eri promessa tesa sotto la cresta bianca
partenza prima di arrivo
un istinto ormeggiato
per la domanda di un giovane coraggio

verde terra
dissetata da un altro cielo
ora sei corollario ampio al confine
un richiamo sconfinato
per lo sguardo dell’Ulisse troppo stanco

porti in grembo il vento calmo
senza più tempesta
e quieto e triste
rimane sopra di te
il costato grigio
teso ad un respiro del vero
sospeso
al tuo ultimo inarrivabile orizzonte.

¬ Anna A Sulgreto ¬


Itaca
you were a promise tense under the white crest
departure before arrival
a moored instinct
for the question of a young courage.

green land thirst
watered by another sky
now you are a broad corollary at the border
a boundless reminder
for the gaze of an Ulysses too tired

you carry on your lap a calm wind
with no more storm
and quiet and sad
stays above you
the gray rib
strained for a breath of truth
hanging
at your last unreachable horizon .

¬ Anna A Sulgreto ¬


Version improved with the suggestion of a smart friend of mine!

I mari della luna

I mari della luna
oggi
parlano d’incanto
di distanze compiute
a rintocchi di piccoli passi
grazie di fonti abissali
palmi scavati e circoscritti
per toccare lo stesso cielo
fino a sentirsi
da così lontano
stando qui in quel silenzio
che fa il guardarli.

¬ Anna A Sulgreto ¬


The moon seas
today
speak of spell
of distances filled
to chimes of small steps
mercies of abyssal sources
hollowed palms and circumscribed
to touch the same sky
up to feel each other
from so far away
standing here in this silence
that is watching at them.

¬ Anna A Sulgreto ¬

Medito le cose più semplici

Medito le cose più semplici
quelle nate con l’Altro
con principio e fine
quelle scaturiste da un istinto
– ma mai senza ripensamento.

Le cose più semplici
quelle lente a farsi spazio,
con timbri morbidi e sporchi,
fatte già autentiche
– perché pronte a chiedere perdono.

Medito le cose più semplici
la loro forza di esistere
di essere – senza saperlo – un dono.

¬ Anna A Sulgreto ¬


I meditate on the simplest things
those born with the Other,
with beginning and end
those arise from an instinct
– but never without an afterthought.

The simplest things
those slow making room,
with soft and soiled tone,
made already true
– because ready to ask forgiveness.

I meditate the simplest things
their strength to exist
to be – without knowing it – a gift.

¬ Anna A Sulgreto ¬

Ah, i pazzi

Ah, i pazzi,
i pazzi,
quel loro cullarsi lento
in una foschia quieta
sospesa tra altissimi fiordi
cara la visione che li attende
dove c’è tempo per la pace
e l’abisso spaventoso tace
tra flutti e richiami
di giganti remoti
rispondono lontani e lenti
altri cetacei soli.

¬ Anna A Sulgreto ¬


Ah the fools,
the fools,
their slow rocking
in that quite mist
darling the vision waiting them
where there is always time for peace
and the frightening abyss waits
between waves and calls
of remote giants
answer far and slow
other lonely cetaceans.

¬ Anna A Sulgreto ¬

Mestiere duro la gratuità

Mestiere duro la gratuità
pericoloso quando così profondo
va al bersaglio non scelto
e arriva senza un controllo

va dove il male non si addentra
– il suo è un traffico superficiale
si espande indistinguibile
solo dove è sicuro di trovare –

ma oltre le fessure deboli
oltre le radici lontane
si nutrono e ricrescono
le chiome scosse dal dono.

¬ Anna A Sulgreto ¬


Though job gratuity
dangerous when so deep
it goes to the unknow target
and arrives without control

it goes where evil does not hover
– its has a superficial trade
expanding indistinguishable
only where sure to find –

but beyond the weak cracks
beyond far away roots
feed and grow up
hair shaken by the gift.

¬ Anna A Sulgreto ¬

Dickinson – 1478

Look back on Time, with kindly eyes –
He doubtless did his best –
How softly sinks that trembling sun
In Human Nature’s West –


Pensa al tempo passato benevolmente –
ha senz’altro fatto il suo meglio –
con che dolcezza il sole tremulo affonda
nell’occidente della natura umana –

EMILY DICKINSON – POEMS, 1478


Vorrei esserci come uno stelo

Vorrei esserci come uno stelo
spuntato per caso
esserti accanto
sul ciglio della strada
dove si accalcano i ciottoli
insieme alle noie della vita
note che si scostano
mentre passi
a frenare la tua quotidianità
con la forza semplice di uno stelo
vorrei esserci
sul ciglio della strada
che tende un sorriso
come un petalo appena spuntato
lì vorrei esserci come uno stelo.

¬ Anna A Sulgreto ¬


I would like to be there as a stem
springed up by chance
to be beside you
on the side of the road
where the pebbles crowd
together with the troubles of life
notes that move away
when you pass by
to curb your daily life
with the simple strength of a stem
I would like to be there
on the side of the road
lending a smile
as a petal just popped up
there, I would like to be there as a stem.

¬ Anna A Sulgreto ¬