Category: Citazioni

O. Mandel’ŝtam – Non occorre dire niente

Non occorre dire niente
non occorre insegnare niente,
è così triste e buona
la buia anima selvatica:

non vuole insegnare niente,
non sa affatto parlare
e nuota come un giovane delfino
per le canute voragini del mondo.

OSIP MANDEL’ŜTAM – LA PIETRA [A cura di G. Lauretano, ilSaggiatore]


There is no need for words:
nothing must be heard.
How sad, and fine,
an animal’s dark mind.

Nothing it must make heard:
it has no use for words,
a young dolphin, plunging, steep,
along the world’s grey deep.

OSIP MANDEL’ŜTAM – STONE [Translated by A. S. Kline]

A. Puskin – 85 (1834)

È tempo, amica mia, è tempo! Il cuore chiede pace –
Volano i giorni dopo i giorni, e ogni ora si porta via
Una particella di vita, tu ed io, noi due
Pensiamo di vivere, e invece, guarda, ecco che moriamo.
Al mondo non c’è felicità, ma c’è la pace e la libertà.
Da tempo io sogno un invidiabile destino –
Da tempo, stanco schiavo, ho pensato a una fuga
In una lontana dimora di fatiche e pure tenerezze.

ALEKSANDR PUSKIN – POESIE [a cura di E. Bazzarelli]


It’s time, my friend, it’s time! The peace is craved by heart –
Days flow after days – each hour departs
A bit of life – and both, you and I,
Plan a long life, but could abruptly die.

The world hasn’t happiness, but there is freedom, peace.
And long have I daydreamed the life of bliss –
And long have planned, a tired slave, the flight
To the removed abode of labor and delight.

ALEKSANDER PUSKIN – POESIE (1834) [Translated by Yevgeny Bonver, August 1995]

C. Campo – Sull’attesa

[…] Ieri sera, tra il sonno, una frase mi attraverò la mente: “Quando una creatura degna del tuo amore rifiuta di incontrarti in un punto, è perché ti aspetta in un punto più alto.” […]

[Adelphi, Lettera a Mita – 176]

[…] Evidentemente c’è il tempo necessario all’attesa. Io come lei attendo, da dieci mesi, e non le dico le forme di questa attesa perché in parte le sa e in parte non sono comunicabili. Ma la cosa giusta verrà al momento giusto se non turberemo con moti scomposti il lavoro del Tessitore. […]

[Adelphi, Lettera a Mita – 180]

[…] Non so che una parola: abbandono. “Il sentimento di non riuscire a tenere le cose in mano” – è veramente un sentimento terribile; ma forse può divenirlo meno se ricordiamo che le cose sono sempre in altre mani, che i piani si fanno sempre altrove. […]

[Adelphi, Lettera a Mita – 214]


[…] Yesterday night, while dreaming, a sentence came to my mind: “When a creature worth of your love refuses to meet you in a given point, it is only because he is waiting for you further above”. […]

[CRISTINA CAMPO – From “Lettere a Mita” Adelphi | 176]

[…] Clearly, there is a time devoted to waiting. Like you I’m waiting as well, since ten months, and I can not tell you the shapes of this wait as in part you already know them, and in part they are not explicable. But the right thing will come at the right moment if we are not going to disrupt the Weaver work with our awkward actions. […]

[CRISTINA CAMPO – From “Lettere a Mita” Adelphi | 180]

[…] I just know only one word: abandonment. “The feeling of not being able to grasp things with our own hands” – it is a truly awful feeling; but it might ease if we remind that things always end in other hands, and plans always happen in other places. […]

[CRISTINA CAMPO – From “Lettere a Mita” Adelphi | 214]

C. Pavese – The night you slept

Anche la notte ti somiglia,
la notte remota che piange
muta, dentro il cuore profondo,
e le stelle passano stanche.
Una guancia tocca una guancia –
è un brivido freddo, qualcuno
si dibatte e t’implora, solo,
sperduto in te, nella tua febbre.

La notte soffre e anela l’alba,
povero cuore che sussulti.
O viso chiuso, buia angoscia,
febbre che rattristi le stelle,
c’è chi come te attende l’alba
scrutando il tuo viso in silenzio.
Sei distesa sotto la notte
come un chiuso orizzonte morto.
Povero cuore che sussulti,
un giorno lontano eri l’alba.

[The night you slept, 4 Aprile 1950, dalla raccolta VERRA’ LA MORTE E AVRA’ I TUOI OCCHI] Le Poesie, CESARE PAVESE, 2020, Einaudi


Even the night looks like you,
the far away night crying
silent, inside a deep heart,
and the stars pass by tired.
A cheek touches a cheek –
it is chill shiver, someone
struggles and begs you, alone,
lost in you, in your fever.

In the night it suffers and longs for the dawn,
poor gasping heart.
Oh stony face, dark anguish,
fever that saddens the stars,
there is who, like you, is waiting for the dawn
searching your face in silence.
You lies under the night
as a locked dead horizon.
Poor gasping heart,
one far way day you were the dawn.

CESARE PAVESE – April 4 1950 – DEATH WILL COME HAVING YOUR EYES [translated by me]

Dickinson – 1051

I cannot meet Spring unmoved –
I feel the old desire –
A Hurry with lingering, mixed,
A Warrant to be fair –

A Competition in my sense
With something hid in Her –
And as she vanishes, Remorse
I saw no more of Her.

EMILY DICKINSON – POEMS, 1051


Non so incontrare la Primavera senza commozione –
Provo l’antico desiderio –
Un’Urgenza con l’indugio, mescolati,
Una Licenza di essere bella –

Una Competizione nei miei sensi
con qualcosa nascosto in Lei –
E quando svanisce, il Rimorso
di non aver visto di più di Lei.

EMILY DICKINSON – POEMS, 1051


A. Zanzotto – Distanza

Or che mi cinge tutta la tua distanza
sto inerme dentro un’unica sera

Odora il miele sulla mensa
e il tuono è nella valle,
molto affanno tra l’uno e l’altro

Io sono spazio frequentato
dal tuo sole deserto,
vieni a chiedermi dove
gridami solitudine

E questo azzurro guasto di sgomenti
e di luci di monti
per sempre m’ha appreso a memoria.

ANDREA ZANZOTTO – DIETRO IL PAESAGGIO


Now that all your distance embraces me
I am powerless in a lone evening

The honey smells on the table
and the thunder is on the valley,
a lot of trouble between each other

I am space
visited by your desert sun,
come to ask me where
cry loneliness to me

And this blue rotten by dismays
and by the mountains lights
forever learned me by heart.

ANDREA ZANZOTTO – BEHIND THE LANDSCAPE [translated by me]

F. Pessoa – Rientro e chiudo la finestra

Rientro e chiudo la finestra.
Mi portano il lume e mi danno la buona notte.
E la mia voce allegra dà la buona notte.
Magari la mia vita fosse sempre questo:
il giorno pieno di sole, o addolcito dalla pioggia,
o tempestoso come se finisse il Mondo,
la sera mite e la gente che passa
guardata con interesse dalla finestra,
l’ultimo sguardo amico alla quiete delle piante,
e poi, chiusa la finestra, il lume acceso,
senza leggere niente, senza pensare a niente, senza neanche dormire,
sentire la vita scorrere in me come un fiume nel suo letto.
E fuori un grande silenzio, come un dio che dorme.

FERNANDO PESSOA – DA POESIE DI ALBERTO CAEIRO [Traduzione di Pietro Civitareale]


I return and close the window.
They bring me the candlelight and they say goodnight.
And my cheerful voice says goodnight.
I wish my life was always this:
the day full of sun, or sweeten by the rain,
or stormy as the World should end,
the mild evening and people passing by
watched with interest from the window,
the last friendly look at the quiet plants,
and then, close the window, the candlelight lit,
without reading anything, without thinking of anything, without even sleeping,
to feel life flowing in me as a river in its own inside bad.
And outside a big silence, as a sleeping god.

FERNANDO PESSOA – DA POESIE DI ALBERTO CAEIRO [this is just a translation attempt]

C. Campo – 25 Gennaio 1959

[…] Ancora adesso non so bene come passino le settimane, che cosa ciascuna chieda o regali. Ci sono giorni meravigliosi – oggi sul lago di Bracciano per esempio – e giorni in cui fila sottilissimo il sangue. Ma la gioia è più importante, non è vero? e la bellezza dei luoghi così divina – come se in ogni angolo del mondo fosse sempre possibile ogni miracolo.
Le ho spedito il piccolo Williams, che spero le sia arrivato per il suo compleanno. Leone dice che non lo può sopportare. Io non l’ho mai amato come in questi giorni – in quest’aria di cose “che già s’afferrano al fondo” prima di cominciare il risveglio, in questo caos di letargo e di allarme che sembra mandare in pezzi il cielo di cristallo. Da Bracciano abbiamo portato mimose chiuse, pesanti, insieme a vecchi bambù morti, splendenti come l’argento.
Non so nulla di Mme W. Spero di mandarle la lettera molto presto.
Mi scriva presto, cara. E tenti di non pensare a se stessa – di non sentirsi al centro dei perché. Le sarà molto più facile trovare tutto naturale e perfetto. […]

CRISTINA CAMPO – [Da Lettera a Mita]


[…] Still now, I do not know how weeks pass by, what each of them asks for or get. There are such beautiful days – today on the Bracciano lake, for example – and days where the blood flows very thin. But joy is more important, isn’t it? and the beauty of some places are so divine – as if, in each corner of the world, a miracle could always happen.
I send to you the little Williams and I hope it did arrive in time for your birthday. Leone says that he can no stand him. I never loved him as in these days – in this air of things “that you can grab at the end” before the awakening start, in that chaos of lethargy and alert shattering the crystal sky. From Bracciano we brought some close and heavy mimosa, together with an old and dead bamboos, beautiful as the the silver.
I do no know anything about Mme W. I hope I can send her soon a letter.
Write me back soon, dear. And try not to think to yourself – try to not to feel at the center of your “whys”. You will find out everything much more natural and perfect. […]

[CRISTINA CAMPO – From “Lettere a Mita” Adelphi | My translation attempt – be patient]

Dickinson – 1695

There is a solitude of space
A solitude of sea
A solitude of death, but these
Society shall be
Compared with that profounder site
That polar privacy
A soul admitted to itself –
Finite infinity.


Vi è una solitudine dello spazio
una solitudine del mare
una solitudine della morte, ma queste
sono una folla
a confronto di quel luogo più profondo
quell’intimità polare
un’anima al cospetto di se stessa –

EMILY DICKINSON – POEMS, 1695


F. Pessoa – Segui la tua sorte

Segui la tua sorte,
annaffia le tue piante,
ama le tue rose.
Il resto è l’ombra
d’alberi stranieri.

La realtà
è sempre di più o di meno
di quello che vogliamo.
Solo noi stiamo sempre
uguali a noi stessi.

Dolce è vivere solo.
Grande e nobile è sempre
vivere con semplicità.
Lascia il dolore sulle are
come offerta agli dèi.

Guarda la vita da lontano,
e non interrogarla mai.
Nulla essa può
dirti. La risposta
è di là degli dèi.

Ma serenamente
imita l’Olimpo
nel segreto del tuo cuore.
Gli dèi sono dèi
perchè non si pensano.

FERNANDO PESSOA – ODI DI RICARDO REIS [Traduzione di Pietro Civitareale]


Follow your destiny,
Water your plants,
Love your roses.
The rest is shadow
Of unknown trees.

Reality is always
More or less
Than what we want.
Only we are always
Equal to ourselves.

It’s good to live alone,
And noble and great
Always to live simply.
Leave pain on the altar
As an offering to the gods.

See life from a distance.
Never question it.
There’s nothing it can
Tell you. The answer
Lies beyond the Gods.

But quietly imitate
Olympus in your heart.
The gods are gods
Because they don’t think
About what they are.

FERNANDO PESSOA – RICARO REIS