Come ti ho attesa oggi

Come ti ho attesa oggi
non ti ho aspettata mai
sprofondando
sotto le foglie fradice dei faggi
in un tempestoso congedo da te
mi ha accolto il bosco
le loro serafiche cortecce
come fili resi trama dalla terra
erano chine sul mio capo
come una carezza
così l’ho rivista
la tua presenza
era ancora lì
fuori dal bosco
seduta accanto a me
dondolando
sulla veranda dell’infanzia
e sospendeva con cura
in anelli concentrici
i ricordi delle nostre vite.

¬ Anna A Sulgreto ¬

Dickinson – 543

I fear a Man of frugal Speech –
I fear a Silent Man –
Haranguer – I can overtake –
Or Babbler – entertain-

But He who weigheth – While the Rest
Expend their furthest pound –
Of this Man – I am wary –
I fear thet He is Grand –


Temo un Uomo dall’Eloquio frugale –
temo un Uomo Silenzioso –
l’Arringatore – lo posso sovrastare –
il Chiaccerone – intrattenere –

Ma Colui che pondera – Mentre gli Altri –
Spendono l’ultima lira –
Di quest’Uomo – diffido –
Temo che egli sia Grande

EMILY DICKINSON – POEMS, 543

Naufrago

Naufrago
in questo privilegio
che è la mia solitudine
osservo da lontano
la risacca sulla mia vita
nel silenzio dei tigli
impollinati dall’ultima luce del giorno
torna il tocco delle tue dita
una risposta viva
tra i miei capelli
sono ancora fuga e ritorno.

¬ Anna A Sulgreto ¬

Etty – 12 Marzo 1942

Lui era seduto al suo piccolo scrittoio, e di nuovo notavo che la sua testa era come un paesaggio grigio corroso dal tempo, antichissimo.
Ecco, una persona deve aver pazienza. Il tuo desiderio dev’essere come una nave lenta e maestosa che naviga per oceani infiniti, e non cerca un luogo in cui gettar l’ancora. E d’un tratto, inaspettatamente, lo trova per un momento. Ieri sera ha trovato per un poco il suo porto. Eppure sono passati solo quattordici giorni da quando ero stata così sfrenata, e l’avevo attirato a me facendo in modo che mi cadesse addosso, e poi avevo pensato che sarei morta dall’infelicità. E solo una settimana fa mi sono lasciata scivolare fra le sue braccia e in un modo o nell’altro ero poi infelice, perché in quella situazione c’era un che di sforzato. Ma quelle tappe devono pur essere stata necessarie per arrivare a questo scivolare dolcemente l’uno verso l’altro, a questa intimità, a questo esserci reciprocamente cari e buoni. Una sera come questa conserva nel ricordo tutta la sua grandezza.

Etty Hillesum – Diario 1941-1943 (Traduzione di C. Passanti)

Etty – 8 Maggio 1941

Ho scritto che mi sono confrontata col “dolore dell’Umanità”, ma non è del tutto esatto. Mi sento piuttosto come un piccolo campo di battaglia su cui si combattono i problemi, o almeno alcuni problemi del nostro tempo. L’unica cosa che si può fare è offrirsi umilmente come campo di battaglia. Quei problemi devono pur trovare ospitalità da qualche parte, trovare un luogo in cui possano combattere e placarsi, e noi, poveri piccoli uomini, noi dobbiamo aprir loro il nostro spazio interiore, senza sfuggire.
[…]
Ma non ci si può sempre perdere nei grandi problemi, non si può essere sempre come un campo di battaglia; dobbiamo poter recuperare i nostri stretti confini e continuare dentro di essi – scrupolosamente e coscienziosamente – la nostra vita limitata, mentre quei momenti di contatto quasi “impersonale” con tutta l’umanità ci rendono ogni volta più maturi e profondi.

Etty Hillesum – Diario 1941-1943 (Traduzione di C. Passanti)

Ci inseguiamo

Ci inseguiamo

come riverberi di luce lattiginosa
sopra spazi selenici
davvero troppo lontani
quando siamo così vicini

velieri notturni
su volte assetate del mondo
– troppo liberi
perché su confini monumentali –

ma torniamo
alla ricerca del chi siamo
affamati di casa
ci troviamo
troviamo la nostra stessa vita

piantata come un chiodo che osserva
sul traliccio decorato
umanissime mani
e i loro erranti arabeschi.

¬ Anna A Sulgreto ¬

Dickinson – 434

To love thee Year by Year –
May less appear
Than sacrifice, and cease –
However, dear,
Forever might be short, I thought to show –
And so I pieced it, with a flower, now.


Amarti anno dopo anno –
può sembrare meno
di un sacrificio, e uno spegnersi –
eppure,
il sempre potrebbe essere breve, vorrei mostrarti –
perciò l’ho appuntato, ora, con un fiore.

EMILY DICKINSON – POEMS, 434

Di questa vita

Di questa vita
conosco il passaggio
il ponte con un sogno

dove si sente zampillare
come una fontana
il silenzio della notte
nel centro della piazza
e tutto si fa presenza

dove non serve afferrare
come un intarsio
ci conosciamo scavando
senza traguardi
e tutto è più vero

dove si perde
come nell’abbandono
quando si è soli a donarsi
senza corpo
e tutto diventa vitale

del resto – di questa vita
ignoro il passaggio:
si consuma lontano da qui.

¬ Anna A Sulgreto ¬

Pasternak – Non ci sarà nessuno a casa

Non ci sarà nessuno a casa,
tranne il crepuscolo. Il solo
giorno invernale in un trasparente spiraglio
di cortine non accostate.

Solo bianchi biòccoli bagnati
il rapido aleggiante belenio.
Solo tetti, neve e tranne
o tetti e la neve, – nessuno.

E di nuovo arabeschi intesserà la brina,
e di nuovo mi domineranno
lo sconforto dell’anno passato
e le vicende di un altro inverno.

E mi scherniranno di nuovo per una
colpa non ancora perdonata
e una fame di legna avvinghierà
la finestra lungo la crociera.

Ma inaspettatamente per la tenda
scorrerà il tremito di un’irruzione.
Misurando coi passi il silenzio,
come l’avvenire tu entrerai.

Tu apparirai sulla soglia, indossando
qualcosa di bianco senza stranezze,
qualcosa proprio di quelle stoffe
di cui si cuciono i fiocchi di neve.

BORIS PASTERNAK – POESIE (Traduzione di A. M. Ripellino)

Datemi gli ultimi da guardare

Datemi gli ultimi da guardare
grigi di ghiaia e ciottoli
greto ventre scivoloso
sotto l’acqua muschiosa

Da lassu’ voglio osservarli
affianco alle mie misere pene
libere dal nascondimento
che la luce sola va a cercare

tra noi – fragili contorni
di forme sempre piu uguali –
sosta un legame a far diga
alla bocca di cio’ che si perde.

¬ Anna A Sulgreto ¬