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C. Campo – Moriremo lontani, 1955

Moriremo lontani. Sarà molto
se poserò la guancia nel tuo palmo
a Capodanno; se nel mio la traccia
contemplerai di un’altra migrazione.

Dell’anima ben poco
sappiamo. Berrà forse dai bacini
delle concave notti senza passi,
poserà sotto aeree piantagioni
germinate dai sassi…

O signore e fratello! ma di noi
sopra una sola teca di cristallo
popoli studiosi scriveranno
forse, tra mille inverni:

“nessun vincolo univa questi morti
nella necropoli deserta”.

CRISTINA CAMPO – PASSO D’ADDIO [Da La Tigre]


We’ll die apart. It’ll be much
if I rest my cheek in our palm
for New Year’s; if in my own
you will trace another migration

We know very little
of the soul. Maybe it’ll drink from pools
of concave nights, stepless,
it’ll rest beneath flying crops
sprung from rocks…

O lord and brother! but maybe,
above a single crystal case
studious peoples will write,
of us, in a thousand winters:

«no ties held together these dead
in the deserted necropolis».

[Translated by Alex Valente]

N. Hikmet – Varna, 1952

Impossibile dormire la notte qui a Varna
impossibile dormire
per via di queste stelle che son troppo vicine
per via del mormorio sul greto dell’onde morte
il loro sussurro
le loro perle
i loro ciottoli
le alghe salate
per via del rumore di un motore sul mare come un cuore che batte

per via dei fantasmi
venuti da Istambul
sorti dal Bosforo
che invadono la stanza
gli occhi verdi dell’uno
le manette ai polsi dell’altro
un fazzoletto
nelle mani del terzo
un fazzoletto che sa di lavanda.

Impossibile dormire la notte qui a Varna, mio amore,
qui a Varna, all’albergo Bor.

N. HIKMET – IN ESILIO [Traduzione di Joyce Lussu]


No way you can sleep nights in Varna,
no way you can sleep:
for the wealth of stars
so close and brilliant,
for the rustle of dead waves on the sand,
of salty weeds
with their pearly shells
and pebbles,
for the sound of a motorboat throbbing like a heart at sea
for the memories filling my room,
coming from Istanbul,
          passing through the Bosporus,
                             and filling my room,
some with green eyes,
some in handcuffs
or holding a handkerchief-
the handkerchief smells of lavender. 

No way you can Sleep in Varna, my love,
in Varna at the Bor Hotel.

[Translated by Randy Blasing – Mutlu Konuk]

P. A. Florenskij – 28 Luglio & 22 Novembre 1936

[…] credo che il passato non debba essere alieno neanche a te, anche se cerchi di dimenticarlo. Non riesco a capire questo atteggiamento. Se la vita in generale ha senso e valore, dimenticare il passato è ingratitudine e insensatezza, poiché tutto diventa passato, e allora tutta la vita, tirate le somme, deve rivelarsi uno zero. Il ricordo del passato è insieme un dovere e il contenuto della vita, e non è possibile apprezzare il presente e goderne, se esso non è radicato nel passato. Infine la vita, concludendosi a volte con la vecchiaia ritorna all’infanzia: questa è la legge, questa è la forma della vita completa.

[…] Mi ricordo molto chiaramente di quest’episodio, come se fosse accaduto ieri e non più di mezzo secolo fa. Il passato non è passato, esso si conserva eternamente da qualche parte, in qualche modo e continua ad essere reale e ad agire. Avverto questo a ogni passo, i ricordi stanno di fronte ai miei occhi, come dei quadri chiari e distinti. I confini si confondono: dov’è di preciso mio padre, dove sono io, dove siete voi tutti, dov’è il piccolo. I confini della personalità solo nei libri appaiono distinti, ma in realtà tutto è intrecciato in maniera talmente fitta che la distinzione è solo approssimativa, mentre c’è un continuo passaggio da una parte all’altra dell’interno. E anche io ora, sebbene sia lontano da voi, sono con voi, sempre.


[…] …