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J. L. Borges – L’attesa

Prima che il frettoloso campanello
squilli e ti aprano e tu entri, oh attesa
dall’ansia, l’universo dovrà già
aver compiuto un’infinita serie
di atti concreti. Non potrà nessuno
calcolarne la cifra, la vertigine
di ciò che negli specchi si moltiplica,
di ombre che si allungano e ritornano,
di passi che divergono e convergono.
La sabbia non saprebbe enumerarli.
(Nel petto l’orologio del mio sangue
batte il trepido tempo dell’attesa).

Prima che tu arrivi,
un monaco deve sognare un’ancora,
una tigre morire a Sumatra,
nove uomini morire nel Borneo.

JORGE LUIS BORGES – STORIA DELLA NOTTE [A cura di F. Fava, Adelphi]


Before the hasty bell rings
and they open the door and you come in, oh wait
from anxiety, the universe must
have already done an infinite
series of concrete acts. Nobody can
estimate the figure, the vertigo
of what multiplies on the mirrors,
of stretching and coming back shadows,
of diverging and converging steps.
The sands could not enumerate them.
(In the chest, the clock of my blood beats
the axious waiting time).

Before you arrive,
a monk must dream an “again”,
a tiger must die in Sumatra,
nine men must die in Borneo.

JORGE LUIS BORGES – HISTORIA DE LA NOCHE

Forse un giorno mi spingerò più lontano

Forse un giorno
mi spingerò più lontano.
Fin dove si scorgono
nuovi mondi.
Ora rimango arresa.
Ammainata sulla riva
vedo tutto ciò che passa.
Mi fa paura questo andare avanti,
l’affrettarsi verso un infinito
che non ci appartiene.
Ma molto di più temo
tutta quella vita lasciata indietro.
Poco distante
fisso un anonimo merlo
mi guarda
e in quell’istante
siamo due vite
imbarcate in un attimo
sulla zattera del Caso.

¬ Anna A Sulgreto ¬


Maybe one day
I will leap forward away
where my eye will meet
uncharted new worlds.
For now, I surrender.
Folded on the beach
I gaze everything passing
and I dread such moving forward,
hurrying toward an infinite
which does not belong to us.
But even more, I fear
all that life
left behind.
Not far
I glance at an unsung blackbird:
it peeks at me
and in that very moment
the two lives of us
suddenly board
the raft of case.

¬ Anna A Sulgreto ¬

P. A. Florenskij – 28 Luglio & 22 Novembre 1936

[…] credo che il passato non debba essere alieno neanche a te, anche se cerchi di dimenticarlo. Non riesco a capire questo atteggiamento. Se la vita in generale ha senso e valore, dimenticare il passato è ingratitudine e insensatezza, poiché tutto diventa passato, e allora tutta la vita, tirate le somme, deve rivelarsi uno zero. Il ricordo del passato è insieme un dovere e il contenuto della vita, e non è possibile apprezzare il presente e goderne, se esso non è radicato nel passato. Infine la vita, concludendosi a volte con la vecchiaia ritorna all’infanzia: questa è la legge, questa è la forma della vita completa.

[…] Mi ricordo molto chiaramente di quest’episodio, come se fosse accaduto ieri e non più di mezzo secolo fa. Il passato non è passato, esso si conserva eternamente da qualche parte, in qualche modo e continua ad essere reale e ad agire. Avverto questo a ogni passo, i ricordi stanno di fronte ai miei occhi, come dei quadri chiari e distinti. I confini si confondono: dov’è di preciso mio padre, dove sono io, dove siete voi tutti, dov’è il piccolo. I confini della personalità solo nei libri appaiono distinti, ma in realtà tutto è intrecciato in maniera talmente fitta che la distinzione è solo approssimativa, mentre c’è un continuo passaggio da una parte all’altra dell’interno. E anche io ora, sebbene sia lontano da voi, sono con voi, sempre.


[…] …